Osservatorio Economia Circolare

PROGETTI RICERCA

Abbiamo raccolto per te pubblicazioni, tesi universitarie, report e preziosissimi progetti di ricerca.

Rapporto di Greenpeace sulle microplastiche contenute nei principali marchi di prodotti cosmetici
Progetti Ricerca

Quali sono i prodotti cosmetici che contengono microplastiche: la ricerca di Greenpeace

on
Maggio 25, 2022

Scopriamo insieme tutti i dettagli del rapporto di Greenpeace sulle microplastiche contenute nei principali marchi di prodotti cosmetici.

Una delle crisi ambientali più gravi dei nostri tempi è dovuta all’inquinamento da plastica. È questa la conclusione a cui è arrivata Greenpeace.

L’organizzazione ha di recente presentato un rapporto dal titolo “Il trucco c’è, ma non si vede: lo sporco inganno delle aziende makeup” nel quale approfondisce il tema di questa contaminazione che ha raggiunto ogni angolo del pianeta e lo collega al problema delle microplastiche nei prodotti cosmetici.

Di seguito vi spieghiamo cosa sono le microplastiche e vi illustriamo tutti i dettagli del rapporto che ha coinvolto marchi noti come Kiko, Sephora, Lush o Purobio.

 

Microplastiche: cosa sono, perché si usano e quali sono le normative vigenti

I dati sulla dispersione e sulla presenza di plastica in ogni angolo del pianeta sono sempre più allarmanti. Oltre che sull’impatto negativo che essa esercita sull’ambiente, le ricerche si stanno concentrando sui suoi effetti nocivi sulla salute umana.

“Sfortunatamente, mancano ancora interventi concreti a livello politico e industriale in grado di intervenire sul problema in modo risolutivo.” – sottolinea il rapporto di Greenpeace.

In particolare, alcuni studi si stanno focalizzando sulle microplastiche, frammenti inferiori ai 5 millimetri di dimensioni, presenti ormai in tutti gli ecosistemi naturali, ma anche in frutta, verdura, pesci e crostacei che finiscono sulle nostre tavole.

 

Cosa sono le microplastiche

Per microplastiche si intendono le particelle di plastica solide e insolubili con dimensioni inferiori ai 5 millimetri.

In base a quanto riportato da Greenpeace, queste possono essere:

  • di tipo primario, cioè prodotte appositamente di queste dimensioni, in forma sferica, di granuli o di fibre per essere inserite, ad esempio, come ingredienti in alcuni prodotti di uso comune;
  • di tipo secondario, cioè derivanti dalla frammentazione di oggetti in plastica più grandi.

Troviamo le microplastiche primarie all’interno di prodotti come i detergenti, le vernici, i fertilizzanti agricoli e, appunto, i cosmetici.

Il destino della quasi totalità di queste particelle, dopo l’uso, è quello di contaminare per anni il pianeta; una volta rilasciate in natura, infatti, a causa delle loro microscopiche dimensioni, sono quasi impossibili da rimuovere: l’unico modo per impedire la contaminazione derivante dal loro impiego è smettere di produrle e di utilizzarle.

Nonostante ciò, molte aziende approfittato dell’assenza di regolamentazione per continuare a utilizzarle in numerosi prodotti.

Microplastiche

Microplastiche

Perché l’industria della cosmetica e del makeup usa microplastiche

Nel rapporto di Greenpeace, viene spiegato come i prodotti contenenti particelle solide (microplastiche) vengano usati dall’industria del makeup per ottenere degli effetti particolari.

“Gli ingredienti in plastica presenti nei prodotti cosmetici vengono usati come addensanti, servono per ottenere il giusto grado di viscosità, un effetto luccicante o opacizzante, garantiscono l’azione filmogena o agglomerante, modificano la consistenza e migliorano la morbidezza al tatto, migliorano l’estetica (ad esempio i glitter) fino a essere impiegati in meccanismi di rilascio di fragranze o di ingredienti cosmetici attivi (ad esempio, agenti antimicrobici o antiossidanti).”

Esistono sostanze naturali che possono essere utilizzate al posto delle microplastiche e delle materie plastiche liquide, solide e solubili che garantiscano le funzioni desiderate? In base a quanto riportato nel rapporto di Greenpeace, assolutamente sì.

I polimeri che ricoprono una funzione addensante, ad esempio, potrebbero essere sostituiti con ingredienti di origine naturale come l’amido, la gomma di Guar, la carragenina, gli alginati o i polisaccaridi.

Per fortuna, esistono già aziende della cosmetica e del makeup che non usano ingredienti in plastica e alcuni dei loro nomi sono riportati proprio in questa ricerca.

 

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: Come rendere gli e-commerce più sostenibili riducendo il loro impatto sull’ambiente

 

Quali sono le normative vigenti riguardo all’uso di microplastiche

In Europa, diversi Paesi hanno adottato alcune restrizioni riguardo l’introduzione sul mercato di prodotti contenenti microplastiche aggiunte intenzionalmente, senza però prendere in considerazione tutte le categorie merceologiche in cui sono presenti.

Quasi nessuno dei Paesi europei, inoltre, ha vietato la produzione di queste particelle. In Italia, con un emendamento del senatore Realacci inserito nella Legge di Bilancio 2018, dal 1 gennaio 2020 è stata vietata l’immissione in commercio di “prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche.

In base a quanto riportato da Greenpeace, questa legge, pur collocando l’Italia all’avanguardia sul tema, presenta alcune lacune, perché:

  • non include tutti i prodotti cosmetici;
  • non interessa tutte le altre categorie merceologiche in cui l’uso intenzionale di microplastiche è noto;
  • non prende in considerazione le materie plastiche liquide, semisolide e solubili.

Appare sempre più necessario, quindi, un cambio di rotta e una transizione totale verso un’economia di tipo circolare per la salvaguardia del pianeta.

 

I dettagli del report di Greenpeace

Greenpeace ha indagato la presenza di ingredienti in plastica nei prodotti per il makeup, come fondotinta, ciprie, illuminanti, mascara, rossetti e lucidalabbra. L’indagine ha riguardato 11 marchi presenti sul mercato italiano, quali Bionike, Deborah, Kiko, Lancôme, Lush, Maybelline, Nyx, Pupa, Purobio, Sephora e Wycon.

Lo studio è stato articolato in due fasi:

  • Una prima fase online, in cui sono state verificate le liste degli ingredienti di 672 prodotti di makeup;
  • Una seconda fase in laboratorio, per verificare la presenza di microplastiche in 14 prodotti.

Dal controllo delle liste degli ingredienti disponibili sui siti web ufficiali delle aziende è emersa la presenza di ingredienti in plastica nel 79% dei prodotti; tra questi, il 38% è costituito da plastiche in forma solida (note come microplastiche) e il restante da polimeri in forma liquida, semisolida o solubile.

Le 5 marche con le percentuali maggiori di prodotti contenenti ingredienti in plastica sono risultate Lush (99%), Maybelline (85%), Deborah (84%), Sephora (83%) e Wycon (78%). Le categorie merceologiche dove la presenza di materie plastiche è risultata più frequente sono, nell’ordine, mascara (90%), rossetti e lucidalabbra (85%), fondotinta (74%), illuminanti (69%), e ciprie (43%).

L’alta frequenza di prodotti con plastica dell’azienda Lush è, però, imputabile a un solo ingrediente: il Polyvinylpyrrolidone o PVP, una plastica liquida già sostituita da alcune aziende.

“Considerando che per i polimeri sintetici in forma liquida, semisolida e solubile, ad oggi, non esiste una
metodologia analitica che permetta di individuarli, le indagini di laboratorio si sono concentrate sulla verifica della presenza di microplastiche (particelle solide) in 14 prodotti.”

 

I risultati dell’indagine

Dallo studio condotto da Greenpeace emerge che le microplastiche siano presenti in 10 prodotti: il Polyethylene è risultato presente in 6 prodotti (illuminante Sephora; rossetti Maybelline e Bionike, mascara Kiko, Lancôme e Deborah), il Polymethyl methacrylate in 2 prodotti (illuminante NYX e fondotinta Kiko), il Polyamide/Nylon-12 in 2 cipria (Wycon e Pupa) e il polietilene tereftalato in 1 (mascara Deborah).

Le analisi condotte sull’unico prodotto privo di microplastiche (Purobio – Sublime drop foundation, fondotinta) hanno confermato l’assenza di questi ingredienti.

Inoltre, in 3 prodotti non è stato possibile individuare tutte le microplastiche menzionate nelle liste degli ingredienti, probabilmente a causa delle ridotte dimensioni delle particelle o per via della loro combinazione con pigmenti che ne ha reso impossibile l’identificazione.

Ecco di seguito l’infografica che mostra i risultati della ricerca:

Greenpeace continua a sostenere la proposta europea per vietare l’uso di microplastiche aggiunte intenzionalmente in tutti i prodotti commerciali, inclusi i prodotti per il makeup. Allo stesso tempo, le aziende di cosmetica italiane, e non solo, dovrebbero interrompere l’utilizzo di ingredienti in plastica la cui sostituzione è già alla portata del mercato, come ci ha dimostrato il caso di Purobio.

 

Articolo di Clarissa Cusimano

Fonte: Greenpeace

Ti è piaciuto l’articolo? Continua a seguire il nostro Osservatorio Economia Circolare per non perderti nessuna novità sulla circular economy, sulla sostenibilità e sulle storie di successo delle imprese italiane! Ci trovi anche su Facebook e su Linkedin, ti aspettiamo!

TAGS

LEAVE A COMMENT