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Economia circolare: le imprese italiane aprono le porte alle università

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Aprile 5, 2022

Scopriamo insieme come la sostenibilità sia il vero filo conduttore tra le aziende e le scuole di ogni ordine in grado. In particolare, affrontiamo il caso di Nuova Erreplast.

“Promuovere il concetto di produzione sostenibile significa anche aprire le porte dell’azienda alle scuole di ogni ordine e grado, in particolar modo alle università, valorizzando tutte quelle attività tese ad affermare la sostenibilità come stile di vita.”

Con queste parole espresse da Domenico Raccioppoli, CEO di Nuova Erreplast, e riportate da Il Mattino, si fa sempre più evidente la nuova sinergia tra le imprese e le scuole italiane sensibili ai temi legati alla sostenibilità.

Fondata nel 1980, Nuova Erreplast inizialmente si occupava esclusivamente di produrre imballaggi per il settore industriale e della moda. Dal 2004, l’impresa ha esteso la sua gamma produttiva anche al food packaging. Oggi, l’azienda è tra le principali produttrici di imballaggi compostabili per marchi del calibro di Carpisa, Yamamay, Colt, Original Marines, Artigli, Zuiki, Antony Morato, Silvian Heach, Primo Emporio, Dejamy, Camomilla, Alcott, Kocca e Dorabella.

Nelle ultime settimane, il caso di Nuova Erreplast è finito in tendenza tra i periodici italiani, in quanto oggetto della tesi di laurea in Gestione aziendale della Dottoressa Francesca Ruggiero, discussa nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”. Ecco cosa è emerso dallo studio.

L’economia circolare nelle università: il caso Nuova Erreplast

La tesi, dal titolo “Sostenibilità ed Economia Circolare: il caso Nuova Erreplast”, con relatore il professor Roberto Cerchione e correlatore l’ingegner Stefano Abbate, aveva come primo obiettivo quello di mettere in evidenza le possibili soluzioni sostenibili per la produzione di cialde di caffè.

“Per fugare il quesito di partenza – ha dichiarato la Dottoressa – sono partita da un caso studio del settore del packaging, confrontando gli impatti ambientali della produzione di diverse tipologie di packaging. A tal fine, ho portato avanti la mia indagine per calcolare l´impatto ambientale ed economico della produzione delle cialde di caffè, una ricerca di soluzioni sostenibili che prevede la valutazione del processo in un contesto di economia circolare, considerando non solo l´impatto ambientale ma anche il costo del prodotto.”

La tesi avrebbe portato a un risultato sorprendente: in base agli studi compiuti dalla Dottoressa, la tanto vituperata plastica sarebbe emersa tra i materiali meno impattanti.

Il focus della ricerca è stato quello della produzione sostenibile, per il quale è stato riportato il caso studio di Nuova Erreplast.

“La ricerca condotta dalla dottoressa Ruggiero – ha affermato Domenico Raccioppoli – conferma che, in materia di produzioni sostenibili, siamo pronti a raccogliere le sfide che arrivano dall’Europa e dal mondo, e che la nostra azienda opera nelle condizioni di agevolare tale processo che, come sappiamo, è in grado di generare benefici a tutti i livelli: economico, sociale ed ambientale.”

Nuova Erreplast, negli ultimi anni, ha strutturato un sistema qualità che assicura un prodotto conforme ai requisiti espressi dalle normative per il rispetto dell’ambiente, dell’igiene e della sicurezza, assieme a un impianto energeticamente autosufficiente che permette all’azienda di essere ecosostenibile. Fondamentale per Nuova Erreplast è anche il supporto di laboratori esterni, per approfondire le caratteristiche microbiologiche e chimiche dell’imballaggio e per garantirne la conformità al contatto con gli alimenti.

 

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Una nuova sinergia tra le imprese e le università in virtù della sostenibilità

Nuova Erreplast ha aperto le porte alle scuole di ogni ordine e grado e in particolare alle università. A sostegno dell’attività di ricerca e sviluppo, infatti, collaborano con l’azienda docenti e alunni dell’Università “Federico II di Napoli”. La tesi della Dottoressa Francesca Ruggiero segna l’inizio della nuova sinergia anche con l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”.

I gruppi di ricerca delle università italiane stanno dunque ricoprendo un ruolo fondamentale a sostegno delle imprese in ambiti come l’economia circolare, la sostenibilità, l’innovazione e lo sviluppo.

Il professore di Ingegneria Economico-gestionale Roberto Cerchione ha sottolineato l’impegno profuso dalle università in questo senso:

“Con le attività condotte dai nostri gruppi di ricerca puntiamo a supportare le imprese nel redigere il proprio report di sostenibilità, un indispensabile strumento di misurazione e monitoraggio delle performance ambientali, sociali e di governance (Esg) e che permette di pianificare al meglio un percorso di crescita sostenibile.”

In particolare, le università italiane sono sempre più specializzate nell’integrazione tra le tecnologie abilitanti e i metodi di analisi, come la blockchain e le analisi Life Cycle Assessment (Lca) e Life Cycle Costing (Lcc). Questi mezzi permettono alle università di supportare le imprese, valutando gli impatti ambientali ed economici di tutte le fasi del ciclo di vita dei loro prodotti.

“Attraverso le analisi Lca ed Lcc – ha continuato il professore – è possibile identificare le fasi più critiche del ciclo di vita e fornire un modello di supporto alle decisioni aziendali per la riduzione degli impatti ambientali ed economici, mentre la tecnologia blockchain permette di garantire la completa tracciabilità, trasparenza e sicurezza delle informazioni relative alla verifica delle regole di categoria di prodotto, alla redazione della dichiarazione ambientale di prodotto (Epd), alla redazione del rapporto dell’analisi Lca e Lcc effettuata, alla verifica e registrazione dei documenti lungo tutta la filiera.”

Diretti protagonisti di queste ricerche sono gli studenti, coordinati in progetti nazionali e internazionali, nei quali sperimentano nuove metodologie di ricerca innovative per la risoluzione di problemi di natura complessa e contribuiscono all’innovazione digitale sostenibile.

Molte tra le imprese e le università italiane sono quindi d’accordo: l’interazione sinergica è fondamentale in virtù della produzione sostenibile e in generale dell’economia circolare; la continua cooperazione tra le parti trasforma i risultati della ricerca scientifica in opportunità di sviluppo.

Fonte: Ilmattino.it

Articolo di Clarissa Cusimano

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