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4° Rapporto sull'Economia Circolare in Italia
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Economia circolare: ancora tanta la strada da fare ma l’Italia è tra i Paesi leader dell’UE

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Aprile 6, 2022

Nel settore dell’economia circolare c’è ancora tanta strada da fare, ma l’Italia si afferma nella top 5 dei Paesi dell’Unione Europea che più sono attenti al riciclo.

Secondo gli indicatori di circolarità, il Belpaese si guadagna la pole position assieme alla Francia (a seguire: Spagna, Germania e Polonia), mentre la percentuale di riciclo di tutti i rifiuti ha raggiunto quasi il 68%: il dato più elevato dell’Unione europea.

I risultati emergono dall’ultimo Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2022, giunto alla quarta edizione. Lo studio è stato realizzato da CEN (Circular Economy Network), la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa, in collaborazione con Enea.

La ricerca mostra che, nel 2020, il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo nell’Ue è stato pari al 12,8%, mentre in Italia ha raggiunto il 21,6%, secondo a quello della Francia (22,2%) e di oltre otto punti percentuali superiore a quello della Germania (13,4%); a seguire la Spagna (11,2%) e la Polonia (9,9%).

Nonostante i dati siano incoraggianti, la strada da fare è ancora tanta perché in Italia non si è ancora riusciti a separare crescita economica e utilizzo delle risorse. In particolar modo, secondo quanto emerge dal Rapporto, l’Italia soffre, soprattutto, in tre settori: consumo di suolo, eco-innovazione e riparazione dei beni.

La crisi delle materie prime

A mancare sono le materie prime, in particolar modo alla luce di questo difficile scenario a cui il conflitto in corso ci ha messo davanti. E quando queste si trovano, i prezzi sono alle stelle. Tra le cause, non c’è soltanto il conflitto in Ucraina, ma anche l’aumento della domanda; la crisi climatica; e la pandemia, che ha imposto una lunga battuta d’arresto a tutta la filiera.

Secondo il Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia, tra il 2018 e il 2020, il tasso di circolarità è sceso dal 9,1% all’8,6%, mentre negli ultimi cinque anni i consumi sono cresciuti di oltre l’8% (superando i 100 miliardi di tonnellate di materia prima utilizzata in un anno), a fronte di un incremento del riutilizzo di appena il 3% (da 8,4 a 8,65 miliardi di tonnellate).

I dati parlano chiaro: sprechiamo ancora una gran parte dei materiali estratti dagli ecosistemi mentre ci si dovrebbe concentrare sul reperire le materie prime internamente al nostro territorio.

“La crisi climatica e gli eventi drammatici degli ultimi due anni, con l’impennata dei prezzi di molte materie prime, dimostrano che il tempo dell’attesa è finito. È arrivato il momento di far decollare, senza ulteriori incertezze, le politiche europee a sostegno dell’economia circolare – ha affermato Edo Ronchi, presidente del CEN – Le nostre economie sono fragili perché dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di Paesi. È un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa, ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. In questo contesto, l’economia circolare può fare davvero la differenza, trovando all’interno del Paese le risorse che è sempre più costoso importare. L’obiettivo che l’Italia si deve porre è raggiungere il disaccoppiamento tra crescita e consumo di risorse”.

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I numeri della circolarità in Italia

Sul capitolo rifiuti, in Italia la percentuale di riciclo di tutti i rifiuti ha raggiunto quasi il 68%: il dato più elevato di tutta l’Unione europea. Tra le cinque economie osservate, l’Italia è quella che al 2018 ha avviato a riciclo la quota maggiore di rifiuti speciali (provenienti da industrie e aziende): circa il 75%.

Per quanto riguarda i rifiuti urbani, i prossimi obiettivi di riciclaggio sono del 55% al 2025, del 60% al 2030 e del 65% al 2035. Nel 2020, in Italia è stato riciclato il 54,4% dei rifiuti urbani.

Ci sono, invece, settori in cui il nostro Paese è in difficoltà: il consumo di suolo; l’eco-innovazione, ambito nel quale l’Italia si afferma al 13° posto nell’Ue da un punto di vista di investimenti; la riparazione dei beni.

Tra le strutture che più hanno bisogno di adottare nuove misure di circolarità ci sono, senza dubbio, le aziende:

“La simbiosi industriale è uno degli strumenti più potenti che possiamo utilizzare a supporto della transizione circolare dei nostri sistemi produttivi, con grandi vantaggi ambientali, economici e sociali – ha dichiarato Roberto Morabito, direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea – Come già avviene in altri Paesi, sarebbe opportuno che anche l’Italia si dotasse di un Programma nazionale per la simbiosi industriale per massimizzarne le potenzialità e assicurare tracciabilità e contabilità delle risorse scambiate. Il potenziale vantaggio economico per lo scambio di risorse in Europa è stimato tra i 7 e i 13 miliardi di euro, a cui si dovrebbero aggiungere oltre 70 miliardi per costi di discarica evitati”.

In questo senso, il PNRR si è posto due obiettivi di carattere generale: rendere performante la filiera del riciclo con interventi volti a consentire il recupero delle materie prime seconde e ridurre l’uso delle materie prime di cui il Paese è carente, sostituendole, progressivamente, con materie prime seconde.

Autrice dell’articolo: Chiara Buratti

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