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Dagli scarti della natura alla carta: la storia dell’azienda Favini

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Febbraio 2, 2022

I pionieri dell’economia circolare, l’azienda storica nella produzione della carta e la trasformazione degli scarti in nuova materia prima

Parola chiave: Trasformazione. L’azienda che andiamo a presentare oggi nasce nel lontano 1736, una cartiera di origini antiche che in tempi non sospetti, agli inizi degli anni ‘90 ha iniziato a trattare il tema dell’economia circolare con la scoperta che le alghe in esubero della laguna di Venezia anziché andare a finire in discarica potevano trasformarsi in materia prima per la produzione della carta.

Stiamo parlando dell’azienda Favini, composta da due stabilimenti in Italia, con circa 450 dipendenti, un fatturato di milioni di euro e con un’attenzione e una sensibilità verso l’approccio ecologico. Con l’introduzione nel processo industriale di materiale destinato alle discariche nasce, quindi, l’idea e la tecnologia per trattare i sottoprodotti di altre filiere industriali.

Gli esuberi, gli scarti della natura, li trasformano in nuova materia prima di pregio che andrà a sostituire una parte della cellulosa vergine di albero che sarebbe la materia prima tradizionale per la produzione della carta. Da questo processo di trasformazione scaturisce un doppio beneficio: si evita di buttare il materiale in discarica o comunque destinato alla combustione, considerato senza valore e al tempo stesso si evita di utilizzare materia prima vergine, quindi riducendo il taglio degli alberi.

I precursori dell’ecologia, nel 2012, hanno lanciato il prodotto più emozionante e totalmente innovativo nel settore della carta. Crush è la naturale conseguenza della ricerca di materie prime alternative. A tal proposito, Favini, ha ricevuto il premio Luxe Pack in green assegnato alla carta ecologica crush. Un riconoscimento assegnato alle aziende che presentano la soluzione più innovativa di packaging ecologico.

Infatti, dopo aver commercializzato i loro prodotti in tutto il mondo, multinazionali come Barilla, Louis Vuitton e Vertigo hanno chiesto a Favini di trasformare i loro sottoprodotti in carta.

Barilla, subito dopo la nascita di Crush, nel 2013, che ha la crusca come sottoprodotto per la lavorazione del grano duro, con il 20% di materiale inutilizzato hanno dato nuovo valore sviluppando una carta per il loro packaging;

Louis Vuitton, nel 2015, riutilizzando gli scarti del cuoio che serve per la lavorazione delle loro borse ne hanno ricavato una carta con il 25% di fibre utilizzate per le loro shopper di boutique;

Vertigo, nota cantina di champagne francese, ha invece riutilizzato le bucce dell’uva.

Come spiega Michele Posocco, responsabile marketing, quando si sviluppa un progetto di economia circolare, affinchè il progetto prende piede e diventa un prodotto da commercializzare e possa debuttare sul mercato, deve soddisfare due requisiti.

Il primo da un punto di vista economico, l’altro di tipo ambientale. Se da entrambi lati vi è una convenienza, allora il prodotto può diventare commercializzabile. Nel mondo dell’ecosostenibilità, grazie agli scarti, si aggiunge un anello in più alla catena del valore allungando la vita utile di un materiale, in termini di economia circolare.

I sottoprodotti di lavorazioni agroindustriali che l’azienda Favini tratta, sono materiali naturali organici, ciascuno con caratteristiche e comportamenti specifici. Mais, agrumi, kiwi, nocciola, caffè, introducendoli in carta, essi guadagnano almeno 5 vite, infatti la carta è normalmente riciclata 5 volte prima di essere incenerita o dissolversi.

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