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Come l’economia circolare ridurrà la nostra dipendenza dalle importazioni

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Marzo 16, 2022

Risolvere la crisi energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni con la transizione verso l’economia circolare.

Investire nell’economia circolare per ridurre la dipendenza dalle importazioni? Sarebbe questa una delle possibili soluzioni per il vice presidente della Commissione europea Frans Timmermans.

La guerra russo-ucraina è un valido esempio di come agli Stati europei, e non solo, manchi ancora oggi un piano di indipendenza energetica.

Per Timmermans, transitare verso l’economia circolare è sinonimo di investire nella nostra sicurezza collettiva. In questo modo si ridurrebbe la nostra domanda di risorse ed energia e potremmo compiere il primo grande passo verso l’indipendenza dalle importazioni.

Crisi energica, aumento dei prezzi e dipendenza dalle importazioni: la situazione in Italia

Stiamo attualmente assistendo a un aumento dei prezzi, soprattutto del gas, senza precedenti. Se inizialmente il rincaro era dovuto a ragioni economiche, adesso le cause sarebbero prevalentemente geopolitiche.

Secondo l’ISPI, Istituto per gli studi di politica internazionale, la ripresa economica post-lockdown si sarebbe rivelata molto rapida; ciò avrebbe comportato un aumento della domanda del gas e di tutte le altre materie prime. Inoltre, la produzione elettrica europea da energia rinnovabile, nel 2021, si sarebbe rivelata più bassa del previsto. Infine, da quasi un anno la Russia ha ridotto di oltre il 25% le sue forniture verso i paesi europei.

In questo scenario, l’Italia è uno dei Paesi che più sta soffrendo l’aumento dei prezzi e lo scotto della riduzione delle importazioni.

L’Italia è, infatti, il Paese che più fa ricorso al gas naturale; inoltre, è molto più indietro rispetto a nazioni come la Germania e la Spagna per quanto riguarda le energie rinnovabili.

Secondo le stime, l’Italia potrebbe rivelarsi il Paese che avrà speso di più per far fronte alla crisi energetica e all’aumento dei prezzi (quasi l’1% del PIL).

Come risolvere, quindi, questa crisi energetica che ci mette di fronte al fatto di essere ancora troppo dipendenti dalle importazioni? La risposta sarebbe nella transizione verde.

Liberi dalle importazioni con l’economia circolare: la soluzione è green

L’1 e il 2 marzo scorsi si è tenuta a Bruxelles la Circular Economy Stakeholder Conference sul consumo sostenibile. L’incontro è stato fortemente voluto dalla Commissione europea, dal Comitato economico e sociale europeo e dalla Presidenza francese dell’Unione europea; ha avuto l’obiettivo di discutere sui modi per avanzare nella transizione verso un’economia circolare in Europa.

Tutti i partecipanti hanno colto l’opportunità per ampliare la propria rete di partner circolari e per discutere sulle tappe imminenti nell’attuazione del piano d’azione dell’UE per l’economia circolare. Alcune delle tematiche più discusse sono state quelle legate alla guerra russo-ucraina, che sta provocando enormi conseguenze nel mondo e soprattutto in Europa.

Sul tavolo, anche soluzioni concrete, soprattutto da parte del vice presidente della Commissione europea Frans Timmermans, del Commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius, del ministro francese per la Transizione ecologica Barbara Pompili e della presidente del Comitato economico e sociale europeo Christa Schweng.

Sono state molto forti le parole di Frans Timmermans, che, in apertura, ha sottolineato come la guerra di Putin aggiunga un’ulteriore dimensione allo sforzo incredibilmente urgente che dobbiamo intraprendere per la nostra transizione verde. In questo modo, ridurremmo anche la nostra domanda di risorse primarie e utilizzeremmo molta meno energia per produzione e consumo.

Frans Timmermans Economia circolare

La pensa allo stesso modo Barbara Pompili, che ha dichiarato:

“L’economia circolare è una priorità per l’Unione Europea. La sfida è quella di compiere la transizione tra due mondi: dalla mentalità dello scarto che caratterizza ancora troppo la nostra società a quella della sostenibilità e della riutilizzabilità. Sono convinta che abbiamo i mezzi per ridurre la nostra impronta di carbonio e il nostro uso delle risorse, guadagnando comunque qualità della vita e potere d’acquisto.”

Transitare verso l’economia circolare sarebbe la soluzione, e non solo per ridurre l’inquinamento ambientale, ma anche per diminuire la nostra dipendenza dalle importazioni.

Virginijus Sinkevičius è intervenuto con grande entusiasmo e convinzione, sicuro che con dedizione e impegno da parte di tutte le parti interessate sia possibile compiere la transizione verso un’economia completamente circolare. Il suo discorso ha anche anticipato una serie di misure che entro marzo verranno adottare dalla Commissione per l’ambiente:

“Sono sul tavolo una serie di strumenti normativi per promuovere la transizione verde.”

A porre nuovamente l’accento sulla gravità della guerra russo-ucraina ci ha pensato Christa Schweng, che ha evidenziato come l’aggressione della Russia contro l’Ucraina stia avendo un impatto sull’economia dell’UE, in particolare attraverso l’aumento dei prezzi globali dell’energia. Per la presidente del Comitato economico e sociale europeo Christa Schweng, questo è solo uno dei tanti motivi per intensificare i nostri sforzi nell’economia circolare, al fine di costruire un futuro sostenibile, giusto e inclusivo per l’Europa, a beneficio delle nostre imprese e dei nostri cittadini, e per rafforzare l’autonomia strategica dell’UE.

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Sharing, logistica, riutilizzo e riparazioni: i nuovi modelli di business per vincere la crisi

La Commissione è a lavoro anche per rivedere la legislazione sui prodotti sostenibili e sull’ecodesign. In cantiere anche una revisione della direttiva sugli imballaggi, che dovrebbero migliorarne la prevenzione e il riutilizzo.

Si tratta di misure concrete, che fanno entrare in gioco nuovi modelli di business per vincere la crisi attuale. Secondo Frans Timmermans, è necessario concentrarsi in particolare sui servizi, sulla sharing economy, sulla logistica inversa e sui sistemi di riutilizzo e di riparazione.

Per il vice presidente della Commissione europea, le problematiche legate a questi temi andrebbero affrontate a monte, ripensando al modo in cui i prodotti vengono progettati e realizzati.

Timmermans pensa in grande e crede che, riuscendo a garantire un mercato europeo pienamente funzionante per i materiali riciclati di altissima qualità, l’UE diventerebbe un nuovo punto di riferimento globale; e non è tutto, perché così si creerebbero anche nuovi posti di lavoro e si ridurrebbe la nostra dipendenza dalle materie prime vergini.

Il vice presidente si è espresso duramente anche contro il greenwashing, annunciando provvedimenti e sottolineando come tutte le proposte legislative ambiziose debbano avere una comunità di valori alle spalle per raggiungere il successo.

“Oggi altri europei stanno rischiando la vita combattendo per quei valori. Dobbiamo essere parte di quella lotta. Passare all’economia circolare significa fare la nostra parte”.

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